Il popolo del ciclismo
Lunedì 29 Settembre 2008Una giornata che Varese non dimenticherà, spero. Il boato della folla faceva tremare l’asfalto quando Alessandro Ballan è entrato al Cycling stadium e volava verso il Mondiale. Anche in pieno centro, in un pomeriggio magico, il popolo del ciclismo ha invaso la città con le sue bandiere e i suoi colori.
Cosa è il ciclismo, chiedevo al lettore, nel mio primo post. L’esempio l’avete avuto da Ballan, Cunego, Bettini e tutti gli altri. Ognuno di voi potrà trovare la risposta più convincente, dopo questa settimana. Ma, sembrerà banale, il Mondiale ha fatto capire a molti che il ciclismo è semplicemente una grande festa. C’è la passione, indubbiamente, ma c’è soprattutto tanta voglia di stare insieme in una giornata che regala emozioni di ogni tipo. Giro dopo giro, dalla noia alla suspence, fino al gran finale da lacrime agli occhi: la gara è sembrata esplodere dal nulla, ma tutta la manifestazione è l’espressione di uno sport che, nonostante i suoi problemi, sa ancora essere genuino. Cosa è il ciclismo? Mi auguro che l’abbiano capito tutti o quasi. Gli entusiasti e gli scontenti. L’unico appunto, non polemico, ma soltanto un po’ triste: la grande festa per Ballan ha per fortuna oscurato certe immagini poco edificanti. Ho visto poliziotti malmenare fotografi che chiedevano di poter svolgere il proprio lavoro sulla linea d’arrivo, ho visto cordoni di sicurezza “da antisommossa”, tante dimostrazioni di forza non richieste, volontari e body guard con i nervi a fior di pelle, vigilesse isteriche, carabinieri in agitazione… Forse queste persone temevano di dovere affrontare il becero tifo da stadio fatto di spranghe e molotov, ma nessuno aveva spiegato loro che il ciclismo alimenta soltanto passione pacifica. La lezione del popolo delle due ruote insegna che ci si commuove per Ballan, ma si applaude anche Breschel, Valverde, Kolobnev e tutti gli altri, fino all’ultimo sconosciuto. Il ciclismo è fatica e la fatica merita rispetto: chi segue il ciclismo lo sa. Ecco perché non servono a nulla “uomini armadio” e cordoni di sicurezza.
