Maglie azzurre e camicie verdi
Lunedì 29 Settembre 2008A freddo ma mica troppo (ci vorranno settimane per disperdere le scalmane di un trionfo sportivo, organizzativo, culturale, cittadino e nazionale: bravo Amedeo “Mozart” Colombo, brava la “Binda” di capitan Oldani, bravi i Festi, lunare ovviamente Ballan), possiamo ragionare su cose viste e sentite da una sella nella settimana più bella della storia di Varese. Ad esempio possiamo rileggere in quanti modi sono state declinate, rigorosamente in english, le vocazioni vere o presunte, passate o presenti, di questo territorio che abbagliò gli scrittori del Grand Tour.
Dunque: Varese, land of tourism, e siamo d’accordo a patto che l’effetto-mondiali rilanci davvero una città e i suoi dintorni come luoghi nei quali si può venire a trascorrere un weekend. Il viandante non s’aspetti Rimini: qui c’è spazio per un pacchetto di gite culturali e naturalistiche. Il Sacro Monte, patrimonio dell’Unesco, testo unico dell’arte seicentesca, l’eremo di Santa Caterina del Sasso, mirabile architettura rupestre, Castiglione Olona angolo di Toscana in Lombardia, Villa Panza per chi cerca in Italia le installazioni del Guggenheim di New York.
Andiamo avanti: Varese, land of business, e qui ci avviciniamo di più alla realtà pensando ai congressi, ai meeting, ai raduni di studio e di marketing generati dall’alta concentrazione di industrie e dalla presenza, ormai decennale, di due università: una statale a Varese, ateneo dell’Insubria, una privata a Castellanza, Liuc. Terra d’affari: sì, l’etichetta ci sta tutta. E ci sta che, dovendo viaggiare per lavoro, s’indugi, guardandosi attorno, su quel Monte Rosa superbo posto a sentinella di laghi e colline.
Varese, land of sport. Be’, i mondiali di ciclismo hanno addolcito amarezze. Non c’è più quell’invincibile armata della pallacanestro che si chiamava Ignis, non c’è il Varese calcio dei tempi di Anastasi. Si vive di nostalgie ma basta un acuto, come una tappa del Giro d’Italia, un mondiale di ciclismo, una vittoria di qualche gladiatore del canottaggio o di qualche artista del golf, altre due specialità della zona, per risvegliare tifo, amore e fantasia.
Varese, the capital of Padania, infine: è spuntata anche questa su muri e manifesti di Varese 2008. Vero o falso? Fate voi: Bossi è di qui, Maroni pure, Leoni anche, Ballan è veneto, Rebellin idem, il Carroccio ha mosso le sue ruote nel salotto buono della città, paradossalmente, ma mica troppo, all’ombra della statua del Garibaldino. Anche le camicie rosse volevano la rivoluzione. Al Cycling Stadium domenica un coro da Scala ha cantato l’Inno di Mameli quando il tricolore è salito sul pennone più alto, aprendo il mondiale. I nostri, intesi come nazionali, sulle strade della Padania non hanno corso in maglia verde.
