Il bilancio del cuore, per adesso.

Domenica 28 settembre, ore 19.00, due ore dopo il trionfo italiano: voglio respirare fino in fondo l’evento, giù ai Ronchi in moto con Raffaella ( adesso che l’ho citata nel blog chissà quante me ne dice…).

Tavolini e sedie che si chiudono,  i soccorritori che smobilitano, gli ultimi camperisti che salutano. Quelli di Gubbio, ai quali chiedo com’è andata, ci dicono: “A Varese ha vinto un italiano, un  ciclista italiano non vinceva in Italia da quarant’anni,  è successo qui, a Varese, in Italia, ma vi rendete conto, voi che abitate qui?!” Sono in trenta, sono rimasti però all’esterno dei Ronchi, mi dicono che avrebbero pagato volentieri  5 euro a testa, non 28. Si portano via l’ultimo striscione “Varese Land  of Tourism”: adesso capisco perché non ce n’è più neanche uno, mentre altri più commerciali ancora resistono sulle transenne. Un vero e proprio souvenir di un posto da ricordare dove forse ritornare. Viste dal primo tornante le ultime luci del giorno che si spengono sul lago di Varese mi fanno pensare a un sipario che si chiude dopo lo spettacolo.  A questo punto si può dire che il mondiale 2008 è proprio  finito, ma il diario preferisco chiuderlo lunedì.

Lunedì 29 settembre:  ricominciano le scuole (un vero errore chiuderle tutte e per così tanti giorni…) e  le lunghe code, tanto temute alla vigilia, è il giorno della cronaca della vittoria e dei bilanci. Io, qui,  farò il bilancio del mio cuore: in questo diario non ho altro mandato che descrivere sensazioni ed emozioni, rinviando ad altri momenti opportune valutazioni ed attente analisi.

Ero semplicemente felice di vedere tanta gente felice, questo ho provato dall’inaugurazione in poi e soprattutto nel lungo ed intenso week-end.

Sì, è vero, in molti non hanno potuto assistere alla splendida serata inaugurale: ma voglio pensare positivo, voglio sperare in cuor mio che quella signora alla quale lunedì sera hanno chiuso il cancello in faccia domenica si sia trovata lì, proprio lì,  davanti al Coin, quando Ballan è scattato,  e che questo, non altro, tra qualche anno racconterà ai propri nipotini.

Che il mio barbiere, anche lui furioso per aver saputo che poco dopo essere andato via  avevano riaperto i cancelli, sia riuscito ad entrare domenica all’Ippodromo e magari a farsi fare l’autografo da Bettini.

Che  quella ragazza che sbraitava per essere rimasta “transennata” per una settimana in via Valganna senza poter uscire in macchina dal garage abbia incontrato per strada Cipollini e pubblicato poi sul  blog la foto scattata magari proprio dal suo fidanzato, di cui (della foto, ovviamente, non del fidanzato) chiacchiererà a lungo con amiche invidiose.

Che i commercianti di Varese, almeno quelli che hanno tenuto aperto domenica, abbiano recuperato un po’ degli  incassi persi, ben sapendo quanto siano diversi il potere, la propensione e le abitudini di  acquisto di  duemila turisti al seguito di un Open di Golf o delle decine di migliaia di visitatori di una mostra di livello internazionale che dura qualche mese piuttosto che 300.000 presunti tifosi di un mondiale di ciclismo.

Infine: in questi giorni ho letto e sentito una serie impressionanti di giudizi e commenti, per fortuna in larga parte comunque positivi ed entusiasti.

Rispetto le opinioni di tutti, soprattutto le critiche costruttive e le osservazioni pacate, ma perché  tutte quelle letture ideologizzate e radicali di fatti e avvenimenti? Perché quelle frettolose sentenze che offendono il sudore e l’impegno di tanti, sia amministratori che organizzatori -ai quali fino a prova contraria vanno riconosciuti buona fede, orgoglio, entusiasmo- e che fanno apparire o tutto perfetto o “tutto sbagliato, tutto da rifare”, tutto  mio o tutto di altri, a seconda che si parli di successi e di errori a seconda che si appartenga ad una determinata corrente politica o all’altra?

Occorre saper dire grazie a tutti, ma proprio tutti,  quelli che hanno messo il proprio mattone per far riuscire al meglio questo evento e, sono d’accordo con Giovannelli, non servirebbe a nessuno eccedere in troppo facili trionfalismi e in capziose quanto ciniche e strumentali  letture disfattiste.  

E’ stato un grande evento, un “tourbillon” di emozioni, e Marco, “costringendomi” a tenere aggiornato il mio diario non so quanto realmente interessante ed apprezzato, mi ha permesso di assaporarne al meglio ogni momento, per il solo fatto di doverlo in qualche modo raccontare.

Ma è stato  soprattutto una bella iniezione di fiducia per tutto il territorio, verso nuove mete e ulteriori ambiziosi obiettivi, senza dimenticare che …non di soli eventi vive l’uomo …..come ha in buona sostanza ricordato in settimana, nel rifarsi all’importanza delle realtà manifatturiere per il futuro del  nostro territorio, un autorevole rappresentante del mondo economico varesino.

Mauro Temperelli

2 Commenti a “Il bilancio del cuore, per adesso.”

  1. giuseppe scrive:

    Visto che “ti hanno costretto” voglio darti un piccolo segnale dell’importanza di questi spazi di comunicazione. Noi ci siamo conosciuti anni fa in contesti diversi e poi, come inevitabile, persi di vista. La voce “personale” (che sia sottoforma di diario, blog o altro) di chi ricopre un ruolo pubblico e importante come il tuo restituisce la vicinanza, la passione, il senso di partecipazione ad un evento come quello che è stato Varese 2008, ma per estensione a tutto il proprio operato. Questo avvicina, crea rapporti, sinergie più ampie. E quello di mettersi in gioco come stai facendo mi sembra un bell’esempio…

  2. meglio di no scrive:

    oltre ad essere un gran bell’uomo……sig.Temperelli lei scrive bene, con passione ed entusiasmo…..quasi quasi mi ricredo sul ciclismo…..
    …..peccato qs Reffaella !…..
    Ho stampato alcune pagine e le porterò al mio papà che non è riuscito a venire a Varese in qs giorni, più avanti, magari le leggerò a mio figlio.
    Grazie Mauro Temperelli.
    …..a presto…..

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