27 Settembre 2008
Dal sito del bike sharing di Roma, prendo spunto per sollecitare la definizione delle opportunità di miglioramento del servizio Gimme Bike di Varese. Quali i punti più importanti da perseguire? Quali irrilevanti ? Altri da aggiungere ?
a) A Varese il bike-sharing, per funzionare, deve poter contare su una stazione ogni XXX metri in un’area urbana il più grande possibile
b) Le biciclette devono avere una struttura antivandalo
c) Bici, colonnine, loghi e stazioni devono avere un design caratteristico; catene e lucchetti devono essere integrati nella bicicletta stessa
d) Il nome del servizio deve essere accattivante e memorizzabile
e) L’abbonamento deve essere sottoscrivibile online o direttamente alla stazione sulla colonnina elettronica; non deve essere necessario intervento ‘umano’
f) La colonnina elettronica –che deve essere presente in ogni stazione- deve avere il ruolo di centro servizio per segnalare malfunzionamenti, effettuare la diagnostica delle bici, consultare –in caso di stazione piena- le stazioni libere più vicine
g) Il servizio deve essere aperto a tutti, residenti e turisti. Dai 14 anni in su. Basta possedere una carta di credito
h) Il bike-sharing non ha senso se ha limiti di orario. Il servizio deve funzionare 24 ore al giorno 365 giorni all’anno
i) La prima mezz’ora deve essere gratuita, le successive mezz’ore con prezzi a salire
l) Il costo corretto per un abbonamento annuo è attorno ai 40€; gratis per gli abbonati Atac; 15€ per gli studenti
m) Per gli abbonati ai mezzi pubblici, l’abbonamento al bike-sharing deve poter essere utilizzabile senza ulteriori tessere
n) Deve essere perseguita al massimo l’integrazione tra bike-sharing e trasporto pubblico. Vi devono essere stazioni di bike-sharing a fianco di ogni stazione dei treni, dei capolina dei bus, dei posteggi…
Giuseppe Geneletti
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26 Settembre 2008

Giovedì 25 settembre: ebbene sì, lo ammetto, la mia giornata in ufficio è stata scandita dalla crono élite, con la concentrazione messa a rischio dalla telecronaca di Bulbarelli diffusa dagli altoparlanti del centro città. Qualche sguardo dalla finestra, giù, a cogliere i passaggi di quelle frecce multicolori che passano a più di 50 all’ora all’incrocio tra via Sacco e via Veratti, e su, per capire se l’elicottero di Bugno va davvero ad inquadrare le Ville Ponti, assolutamente da promuovere in diretta RAI, come l’Amedeo Colombo ha garantito.
Il più bel ricordo della giornata: vedere gruppi di turisti-tifosi italiani e stranieri aspettare pazientemente il proprio turno per farsi fotografare davanti alla scultura verde del ciclista (n.b.: assolutamente da non confondersi con altri tipi di sculture di ciclisti verdi..…) realizzata da Camera di Commercio e Associazione Florovivaisti Varesini, in bella mostra vicino alla fontana di piazza Monte Grappa. E’ diventato un “must” per chi passa dal centro. Quasi come la foto con la sirenetta a Copenaghen !!!
Il tormentone della giornata: “Cosa occorre correre se non occorre correre?” - Fichi D’India – spettacolo serale al Cycling Stadium.
A domani.
Mauro Temperelli
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26 Settembre 2008
Un’occhiata fuori dall’albergo degli azzurri di Ballerini. A Salisburgo nel 2006 e a Stoccarda nel 2007 c’erano costantemente centinaia di tifosi e connazionali in attesa di un autografo, un saluto o una foto con il proprio beniamino. I corridori, si sa, non se la tirano come star di Hollywood e l’abbraccio con i tifosi è quasi sempre gradito. A Solbiate Olona, davanti all’hotel Le Robinie, tifosi presenti: zero. Anzi, forse due o tre, tutti pensionati. Là fuori, dall’altra parte della strada, c’è un mega centro commerciale con un gran viavai di gente in automobile. Signore e signori in automobile che dell’Italia mundial proprio non frega niente. L’unico vero gruppo di tifosi lo si è visto nel pomeriggio: era il fan club di Paolo Bettini. Non quello toscano, ma quello fiammingo, che per arrivare qui, ha viaggiato nella notte in pullman. E se abbiamo toppato? E se alla gente, da queste parti, il Mondiale non se lo fila?
A proposito, viste le due ali di folla sulla salita dei Ronchi, durante la gara Under 23? No?! Infatti le ali erano un po’ spennate. E se l’ingresso a pagamento (soprattutto in quel punto) fosse un flop?
Lorenzo Franzetti
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26 Settembre 2008
Mi sono reso conto per l’ennesiva volta, ce ne fosse ancora bisogno…, che la comunicazione non è mai abbastanza. Mi riferisco al novello lancio del servizio di bike sharing.
Ieri ho incontrato una giovane coppia che stava prelevando un paio di biciclette dalle rastrelliere del GIMME BIKE davanti al teatro Apollonio.
Originari di Barcellona e abitanti in centro a Varese. Ho approfittato per scambiare due chiacchere e ho scoperto che si sono accorti per caso del nuovo servizio, passandoci davanti e che non avendo una bicicletta propria pensano di diventare degli utilizzatori abituali. Vi indico allora i siti dove trovare indicazioni su questa novità a Varese e anche il modulo da compilare per avere la tessera necessaria al noleggio. Sperando che molti lo provino e ne siano soddisfatti.
Giuseppe Geneletti
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26 Settembre 2008
Ci sarà chi voleva più clienti, più visitatori al World Village, più biglietti venduti… ma c’e’ anche chi, rimasto, apprezza i 30 minuti per andare da Malnate a Comerio, senza traffico.
Giuseppe Geneletti
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26 Settembre 2008
Solitamente nel sito dello sport italiano più visitato, quello della Gazzetta dello Sport (anche il quotidiano più acquistato), il ciclismo è tra gli ALTRI SPORT. Gli sport che hanno una sezione propria sono: CALCIO, CALCIO ESTERO, MOTORI, BASKET.
In questo momento, grazie ai mondiali, campeggia in alto anche una sezione VARESE ‘08, all’interno della quale ci sono aggiornamenti qualificati sul mondiale. Altrimenti, è molto difficile che il ciclismo buchi gli schermi e i monitor. Tranne in casi di doping. Allora i titoli arrivano anche sul Corriere in prima pagina. Giusto? Sbagliato? E’ solo una dato di fatto.
Scoperta dell’acqua calda, è che ovviamente il CALCIO, parlato, chiaccherato, comprato, venduto, arrestato e … giocato, la fa’ da padrone. Monopolio reale di quello che nella nostra rappresentazione italiana dello sport chiamiamo “sport”.
Gli sport altri hanno la loro responsabilità. Il ciclismo molte. Sogno un giorno in cui ci sarà una home page della Gazzetta, o di chi l’avrà sostituita, con una rappresentazione un pò più democratica, interessante, educativa, salutare del mondo dello sport.
Giuseppe Geneletti
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25 Settembre 2008
Grabsch, Tuft, Zabriskie, eccetera. Nomi e cognomi che sembrano onomatopee, volti anonimi, corridori tutti da scoprire. Gli appassionati varesini fanno fatica a capire chi hanno di fronte, là sul podio. Una cronometro senza Cancellara, il superman delle gare contro il tempo, poteva riservare un duello ben diverso, ma i più attesi hanno deluso: a cominciare da Michelino Rogers che, da mezzo varesino, avrebbe preferito un risultato migliore del dodicesimo posto. Per uno come lui, questo piazzamento è sinonimo di fallimento.
Per il pubblico, numeroso per fortuna, diventa difficile appassionarsi a questi personaggi. Colpa del ciclismo e di molte altre cose, compresi i giornalisti. Proprio così, in Italia diventa difficile appassionarsi a campioni stranieri. Il motivo principale? La sala stampa italiana parla malissimo le lingue straniere: “noio voulon savoir…”, “the pen is on the table”, “kartoffeln” e per il resto si ricorre vergognosamente ai bigini della Garzanti. La loquacità della stampa italiana è nota in tutto il mondo e, nel ciclismo, dispensa spesso domande cretine ai corridori, pur di continuare a parlare: questo finché il dibattito è nella lingua madre. Di fronte a fior di atleti che devono essere tradotti, diventa un problema insormontabile (anche perché la simpatica e carina Miriam Nordemann, l’interprete, è spesso in tilt). “Ci sono domande?” Silenzio totale. Di conseguenza i Grabsch diventano uomini poco interessanti. A maggior ragione un uomo come Tuft, il canadese medaglia d’argento, che nessuno ha mai visto in gara…
Sfuggono purtroppo dettagli importanti. Il canadese Svein Tuft ha coronato un sogno, la sua è una storia incredibile: vive a Vancouver, ma ha un passato da boscaiolo nelle foreste canadesi. Ama la bici, ma fino a un po’ di tempo fa, la sua vera passione era l’ultimate fight: si tratta di uno sport a metà strada tra la boxe tailandese e il wrestling. E pare che abbia voglia di tornare ancora a combattere. Intanto, da lottatore in bici ha conquistato una vittoria dopo l’altra, in America e ha scritto così la sua favola. All’Olimpiade di Pechino è giunto settimo, qui a Varese ha sfiorato la vittoria, sfuggita di mano soltanto a causa di una foratura, ma ora lo attende un contratto con una squadra di primo piano, la Garmin Chipotle. Ogni atleta è un uomo con una storia, spesso splendida, tutta da scoprire. Ma dalla sala stampa italiana non si alza una voce, una domanda, una curiosità, un “machissei”… un do you like spaghetti. E domani, sui quotidiani del Bel Paese, non troverete nulla… Se solo Svein Tuft fosse una bella gnocca…
Lorenzo Franzetti
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25 Settembre 2008
L’incontro ravvicinato del terzo tipo si materializza lungo la discesa della Valganna, direzione Varese, prima dell’imbocco della galleria che sbuca dove ci sono le cascate. L’ET a due ruote ha un baschetto a punta, tipo cappello degli alpini, ma all’incontrario, capelli biondi, bicicletta rosa pastello, braghette nere che scoprono due pallide gambe al titanio. Il ciclista della domenica (ma anche del sabato, del giovedì e del martedì: diciamo la verità) sente alle spalle il vento di un missile che gli trasmette una scarica di energia. Già il cambio sull’ultimo ingranaggio, il più piccolo, e via all’inseguimento di quel fondo schiena che si allontana nel sole di martedì 23 settembre. Cinque minuti col cuore in gola, “garoni” dolenti, mani basse sulle corna del manubrio: la lepre non molla, è sempre lì, in progressione, con la sua sagoma perfetta, anche se non da modella. Cinquanta orari sul display del computerino, strada in pendenza, una donna al comando tallonata da un improbabile avversario che vuole scoprirle il volto. Dopo la galleria, sotto le torri della birreria con i fregi liberty, si squarcia il velo del mistero: lei è Amber Neben, 33 anni, americana, galoppatrice di lungo corso. S’è fermata, sorride, stringe la mano all’inseguitore: Nice to meet you. Rimonta in sella e se ne va. Il giorno dopo quella ragazza yankee sarà prima nella cronometro femminile. E lui saprà dai giornali di aver pedalato cinque minuti con una marziana campionessa del mondo. A questo punto sveliamo l’altra identità: il mio amico Giuseppe Geneletti, manager della Whirlpool che ha tirato fuori bei soldoni per far volare Varese 2008. Amber Neben era arrivata in Italia da outsider ed è ripartita con l’oro. Scornata la grande favorita, Kristin Armstrong, anche lei dello squadrone americano. Ma parliamo un po’ di loro, dell’altra metà del coraggio, di queste amazzoni che montano in sella come gli uomini e come gli uomini pedalano alla morte. La bicicletta è donna, ma nell’immaginario collettivo dei tifosi si coniuga solo al maschile quasi tutto il resto fosse marginale, di secondaria importanza. Non lo è, non lo è stato a Varese dove un esercito di valchirie ha dato spettacolo e dimostrato, cronometro alla mano, che la distanza dall’uomo è minima e colmabile. Una ET con i capelli al vento ha indossato la maglia iridata. Mentre a Wall Street banche e assicurazioni saltano come tappi, la California di Amber continua a sognare.
Gianni Spartà
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25 Settembre 2008
In pochi minuti sono state moltissime le risposte inviate in Redazione per il concorso lanciato da Giuseppe Geneletti con un divertente quiz. La risposta corretta è Elisa T., che sarà contattata a breve per ricevere il bellissimo premio. Ecco la risposta corretta:
“La bici di lattine, si trova al World village, all’esterno dello stand della Regione Lombardia ed invita al riciclo dell’alluminio; la bici da sposa con i veli, si trova al primo piano della palazzina allestita dalla provincia di Varese in piazza Martiri della Libertà”.
Varesenews
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25 Settembre 2008
Un micro-onde Whirlpool edizione speciale Varese Mondiali 2008 alla prima persona che indovina l’esatta collocazione in Varese di entrambe le opere ritratte in queste fotografie, mandando una mail a redazione@varesenews.it.


Giuseppe Geneletti
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